Archive for Racconti

Il coraggio di cambiare

// marzo 4th, 2010 // 2 Comments » // Il libro della Vita, Racconti

La sua vita aveva preso tante pieghe, nell’ultimo anno aveva cambiato un sacco di
cose: la storia che pensava della vita era finita, aveva affrontato un percorso
interiore che l’aveva portato a capire che non c’era più spazio per quella donna
come sua compagna, amante, convivente e non era stato facile, solo i castagni che
facevano da contorno alle sue passeggiate nei boschi sapevano quante lacrime aveva
versato irrigando quel pezzo di terra, sotto quel masso da dove si scorgeva la valle
verde, rigogliosa, simbolo di una vita che non si ferma mai, nonostante tutto il
domani arriva, ma a quel domani devi dare la forma, la sostanza che hai voglia tu,
sei tu che devi decidere come sarà il tuo domani, quali saranno i punti fermi e quali
invece le concessioni che sei disposto a fare. Non pensava di riuscire a fare
un cambiamento così radicale nella sua vita, invece aveva trovato la forza e adesso
sapeva che era quella giusta, dentro di se sapeva che l’aveva presa in sincerità e
coerenza con quelli che erano i suoi sentimenti: quando qualcuno non si ama
è inutile e ingiusto prenderlo per il culo, fingendo qualcosa che non si prova:
questa una delle sue regole in amore e questo aveva fatto anche quella volta.
Adesso si sentivano ancora, lei stava male, piangeva e a lui questo faceva male:
casse di malox erano diventate la sua compagnia, c’è chi mangia chewing-gum lui
mangiava quelle. Ma anche nonostante quelle lacrime, quel bruciore di stomaco
era sicuro della sua scelta e aveva ribadito che non c’era più posto per lei
come amante, amore ma che avrebbe voluto che lei ci fosse nella sua vita, perchè
lei era stata con lui in momenti importanti della sua vita, dolorosi e felici,
quando si parlavano da amici erano fantastici, si rideva, si scherzava come poche
volte dopo i vari cambiamenti che c’erano stati nella loro storia a causa della
malattia di lei e del di lui chiudersi a guscio di fronte ad alcune situazioni
che non aveva capito ne mai accettato. Adesso si prospettava un altro cambiamento.
Si perchè quel lavoro a cui aveva sacrificato volentieri le ferie l’anno prima
per casini lavorativi e con cui aveva litigato con lei adesso non faceva che
procurargli altro mal di stomaco e nessuna soddisfazione: ormai era dura entrare
la mattina ed uscire con il sorriso da quel posto. Sopra di lui un capo incapace,
si fregiava di un titolo preso perchè, boh chi lo sa, di certo non perchè era
bravo a sistemare problemi come dimostravano le telefonate al nostro eroe mentre
era in ferie, era in malattia per la risoluzione dei problemi più strani. Purtroppo,
dirai tu che stai leggendo questa mia storia, è una situazione che si trova in
parecchie aziende, persone ai posti chiave che guardi e dici “ma come ci sarà
arrivato quello in quel posto?” bhè le risposte possono essere molte, lascio a voi
l’immaginazione. Adesso però ci voleva di nuovo il cambiamento: non poteva
sacrificare il suo stomaco, il suo stare bene, il suo sorrridere a qualcosa che
cmq soluzione non avrebbe avuto, perchè nessuno nonostante le cazzate varie e
assortite che quello combinava, avrebbe mai preso in mano la situazione dandoci
un cambiamento e allora dentro di se si stava formando una convinzione sempre più
forte: sapeva di essere bravo nel suo lavoro, sapeva che la crisi non sarebbe durata
più di tanto e che ricominciare non sarebbe stato un problema: l’aveva già fatto,
ci si sarebbe buttato anima e corpo, l’avrebbe sfangata ancora, qualcuno diceva ogni
sera alla tv “only the brave” e lui ci credeva: aveva un sogno, ci credeva tantissimo
che fosse IL sogno che avebbe cambiato la sua vita in meglio e quel lavoro che adesso
gli causava mal di pancia atroci era l’ultimo ostacolo: bene sarebbe stato abbattuto,
ma prima una piccola soddisfazione personale: guardare negli occhi quel piccolo uomo
e dirgli “tu sei il mio capo vero? Bene, dovresti saperne più di me quindi non avrai
nessun problema ad arrangiarti visto che qui c’è la mia lettera di dimissioni, a
partire” un rapido sguardo all’ora “da adesso” ed uscire per sempre da quel posto,
finalmente più leggero.


Into the blu

// febbraio 28th, 2010 // 4 Comments » // Blog, Racconti

La mela illuminata si rifletteva sulla finestra di fronte, era una delle poche luci che illuminavano quella stanza: strane ombre si riflettevano sulle perline che la rendevano così simile ad uno chalet di montagna e lo facevano sentire così a suo agio, ricordando i momenti passati con il padre mentre venivano montate, era il posto in quella costruzione dove la parola casa aveva un senso, un qualcosa che gli entrava dentro e gli dava una grande tranquillità. Il rumore dei tasti battuti scrivendo veniva assorbito dalla musica che come sempre avvolgeva tutto, non avrebbe mai potutto scrivere senza di lei, aveva bisogno di note che gli facessero muovere il cuore per poter dare il meglio di sè sulla tastiera, per riuscire a tirare fuori tutto quello che aveva dentro. In quel momento stava sistemando il layout del blog, un png da editare, un widget da sistemare perchè non si mostrava così come gli sarebbe piaciuto e stonava con tutto il layout che stava creando. Alla fine si scollegò dal FTP e guardò soddisfatto il lavoro che aveva fatto e per la prima volta da quando aveva il blog seppe che quella sua casetta virtuale era arredata finalmente come voleva.

A modo mio ecco l’annuncio che il layout del blog è ancora una volta cambiato, adesso è molto più blu, colore che accompagna la mia vita da un pò e allora perchè non colorare anche quest’angolo così? ;)  C’è qualche cosuccia in jquery ma chissenefrega di ste cose tecniche per una volta gustiamoci solo l’impatto visivo :)

Nuovo Racconto

// gennaio 13th, 2010 // No Comments » // Racconti

Lo trovate qui

Nuove avventure

// ottobre 2nd, 2009 // No Comments » // Racconti

E così siamo di nuovo a casa, nel senso inglese del termine ovvero home, si perché nelle mille città in cui siamo stati abbiamo vissuto momenti bellissimi e tutti resteranno nella mia memoria per sempre come quando Marta ha detto la prima sua sillaba, che ci ha fermato per mezzora a discutere su cosa fosse in mezzo a central park e alla fine senza alcun dubbio è venuto fuori che era un “ghè”, o almeno così dice Eva e sapete tutti che quando ci si mette non c’è verso di farle cambiare idea, oppure come quando ci ha lasciato con due facce stranite e le forchette per aria per il suo primo raffreddore, stavamo lì al ristorante, lei guardava me, io guardavo lei, tutti e due la piccola che agitava i pugni e noi lì quasi in panico “oddio la portiamo dal dottore?” “se ne fa un altro si” “toccala per sentire se ha la febbre” “si mi sembra più calda” “telefona a tua mamma, no cazzo vero che non puoi..” “bhè se chiamo Carlotta?” “si quella al max ti dice di portarla all’emporio
della chicco a fare shopping” “allora torniamo veloci a casa, che almeno la metto a letto e non prende freddo”, la corsa per prendere il taxi, l’ascensore e metterla nella culla, per rimanere tutti e e due abbracciati a vederla dormire, senza che nessun’altro starnuto ci mandasse definitivamente in panico. Tutti questi momenti e tanti altri sono foto nel mio album dei ricordi ma sta mattina quando da quel finestrino ho visto la mia Roma dall’alto mi sono sentito come quando dopo un lungo viaggio apri il cancello di casa, un senso di sollievo ti pervade, guardi questo o quel particolare e pensi che finalmente puoi riposarti, sei di nuovo nella tua vita, vicino alle tue cose, pronto a sfidare il mondo. La cosa buffa che mi ha riservato il destino mentre guardavo Roma sempre più vicina dal finestrino è stata che la mia piccolina si è svegliata e l’ho presa in braccio facendole vedere questo o quel particolare della sua città. Spero che riesca ad amarla come l’amo io, e come so che l’ama sua mamma. Già di nuovo qui: non ci avrei mai giurato conoscendo il rancore che anima lei in questo periodo o forse solo paura di dover confrontarsi con uno sguardo che indichi la delusione sul viso di sua mamma. Invece è uscita dicendomi “torno subito” e quando è tornata aveva una busta bianca e dentro tre biglietti per Roma Fiumicino con partenza quella sera stessa “se non partiamo subito può darsi che ci ripensi” mi ha detto non appena le nostre labbra si sono staccate e così abbiamo iniziato a raccogliere le nostre cose in due borsoni, abbiamo preparato il kit di viaggio per Marta e dopo mezzora stavamo consegnando le chiavi del nostro appartamento a Peter, il portiere che ce la guarderà per il periodo in cui staremo via, che ci ha salutato con un “good bye mr e madame Cesaroni” io ho guardato Eva e insieme, mano nella mano siamo saliti su quel taxi giallo per cominciare questa nuova avventura. Adesso sono qui a fare un resoconto dettagliato a Walter che mi ha subito messo in mano il joypad della Wii “è da na vita che non ti sfido a tennis” e così ci siamo sparati un set mentre lo aggiornavo su tutti i cambiamenti che Marta aveva fatto da quando era nata “Ma davvero?” “no non ce posso credè” “E basta così me fai intenerì, poi vinci” questi i commenti che via via venivano fatti ma nonostante la paura di perdere la scommessa di dover pagare la pizza quella che toccava al perdente, lo vedo felice, come le sono io di averlo di nuovo in mezzo alle balle, si certo ci siamo sentiti, visti in cam ma Walterino è bello averlo in carne e ossa
per capire che cosa combinerà la prossima volta. Sento Eva che discute con Pivian sulla nostra sistemazione e lascio Walterino un attimo con il gioco in pausa e vado a vedere di capirci qualcosa di più.
“Marco Pì ci ha nascosto le valigie e non ce le ridà fino a quando non gli diciamo che rimaniamo qui finchè non troviamo qualcosa di meglio o torniamo a Ny”
“Si Cesaroni, non posso mandare sotto un ponte le mie donne preferite, fossi tu bhè un pensierino potrei anche farcelo ma la mia Evuccia deve stare nel comodo”
“Pì per me va benissimo ma in sto posto vedo na sala, un bagno, na cucina e una camera. Mi spieghi dove ci metti?”
“Eccolo il cantante che ancora non ha assaggiato il sapore del Vip: Cesaroni sveglia questa è la vostra casa, io sto sopra piano attico” e uno sguardo come per dire si me la tiro ma lo so fare.
Io e Eva ci siamo guardati per due secondi netti e poi siamo andati ad abbracciarlo, “Ehi ehi calma, Roma e juve non hanno mai sofferto troppo di manie di affetto reciproco quindi Cesaroni se vuoi al massimo ti stringo la mano” e giù a ridere come due scemi.
“sentite voi due, perché non andate a vedere se Roma è sempre la stessa?” Aly in versione zia ci invita a uscire, lasciandole il compito di fare da zia a quella nipotina vista solo in cam e foto: se la vuole spupazzare per almeno un ora senza gli sguardi apprensivi di sua sorella appena Marta fa un versetto o se ride troppo forte. La guardo e le prendo la mano “andiamo, ce lo meritiamo un giretto
da fidanzatini e Marta è in buone mani” facendo l’occhiolino a Aly.
A quel punto Sergio mi chiama e mi lancia le chiavi della macchina “magari voleste fare un giro lungo” ma Eva “no papà non serve la macchina, noi ci spostiamo in maniera diversa” e mi trascina giù per i quattro gradini che conducono al garage del gobbo.
“vedi questa è una moto che non è mai stata usata, Pi l’ha presa perché boh gli piaceva l’abbinamento di colori e adesso è tua”, tira giù il telo che la copre e una mt01 nuova di trinca mi guarda, sento il mio cuore che accellera quel tanto che basta per avvicinarmi al mostro a due ruote e girare la chiave, un tocco sul pulsante start e lei comincia a brontolare. “mi sa che devo diventare gelosa anche di un oggetto, non mi hai mai guardato come guardi lei” io mi giro, sorrido “due stelle in più ci sono nel cielo di roma sta sera Marco, i tuoi occhi che brillano come quelli di un bambino
davanti ai pacchi di natale” io mi avvicino e l’abbraccio, avvicino la mia bocca al suo orecchio e le sussurro “grazie amore mio” prima di darle un leggero bacio sul collo.
Infiliamo i caschi e siamo fuori nella notte di Roma, manco da tanto tempo ma le strade non le ho
dimenticate, passiamo vicino a Castel Sant’Angelo che illuminato di sera ti fa capire quanto sia bella Roma, giù per il lungo tevere dove gli artisti si fermano a suonare e dove qualche anno prima due ragazzi si erano dichiarati, un bacio a suggellare quell’unione e poi via verso il nostro posto, quello che ci ha visto sempre solo noi, senza maschere, senza tutto il mondo attorno, solo noi e il nostro amore: la spiaggia di Ostia.
Passeggiamo sul bagnasciuga, dopo aver abbandonato le scarpe vicino ad un moscone di salvataggio, mano nella mano, mentre la luna colora d’argento la schiuma delle onde che vengono a farci il solletico tra le dita, poi scompaiono tornando tutt’uno con quel mare da cui sono uscite.
D’improvviso lei si ferma, mi abbraccia stretta stretta e mi sussurra contro la mia spalla “A Mamma e Giulio possiamo dirglielo anche tra un po’, insomma non è necessario, che lo sappiano subito no? Un passo alla volta..prima il nostro ritorno, poi noi e poi Lei..” io le prendo il viso tra le mani, guardo in quegli occhi scuri e annuisco.. alla fine il mio mondo si ferma a loro due.. da sempre e per sempre…

Racconto uscito così senza un perchè.. avevo voglia di scrivere ;)
il pdf sta qui

Update –> sistemato il problema del file che non si scaricava per un path errato ;)

Marta

// maggio 29th, 2009 // 2 Comments » // Racconti

Eva si è appena addormentata, dopo l’ultima pappa alla piccola ed io sono qui a guardarle. La mamma con la faccia girata verso la porta e la piccola accoccolata sulla pancia, come a voler
Ritrovare un po’ di quel calore che fino a qualche ora fa l’avvolgeva. Ed io qui, confuso, felice
Sbalordito di come un esserino così piccolo possa cambiarti la vita con il suono di un pianto.
Prima di nascere, provi ad immaginare come può essere il momento esatto in cui sentirai la
sua vocina, ma niente può nemmeno avvicinarsi a quello che è in realtà.
Quando ho aperto la porta della sala parto, volevo solo dirle ti amo e poi non sapevo nemmeno
Io cosa avrei fatto.. dentro di me quella paura folle, cieca di finire ancora come qualche mese
prima, annegato in uno sguardo e alla ricerca di un posto dove fuggire per piangere senza farmi
vedere. Qui scale non ci sono, non c’è neanche la mia camera a regalarmi quel calore famigliare
che cmq vadano le cose ti tranquillizza. Qui è tutto asettico, colorato di un blu che sfuma verso
l’azzuro: dicono che c’è uno studio dietro tutti questi tinteggi, che dovrebbero infondere tranquillità
ma non so chi cazzo se lo sia inventato. Quando ho aperto la porta altro che tranquillo, determinato
pronto a dirle per l’ultima volta quello che sentivo, questo si ma con una fottuta paura dentro di me.
Poi ho sentito la sua voce che mi chiamava, che mi gridava il suo disperato bisogno di aiuto e ho
Passato il paravento a grandi passi, per fermarmi solo quando le nostre mani si sono unite e da lì
Tutto è stato semplice: dirle ti amo, riprendere a respirare ad un ritmo quasi ragionevole per qualche
Secondo, fino all’esatto istante in cui lei mi ha detto “ti amo anch’io” perché dopo mi è esploso qualcosa dentro, un fuoco artificiale proprio dentro il mio cuore e tutte quelle piccole
Luci che hanno illuminato ogni angolo di me, dando un senso in un istante a tante cose, da una
giornata sulla spiaggia ad una notte sulla scrivania ma soprattutto alla mia vita, ancora una volta.
Ma non ho potuto soffermarmici troppo, perché le unghie di Eva erano piantate nel palmo della
mano, la sua faccia contorta nella smorfia dello sforzo che stava portando avanti e allora ho cercato
di trasmetterle tutta la forza che avevo dentro e tutta quella tranquillità per quei secondi che sembravano non scorrere mai, poi ad un tratto una nuova voce ha regalato le sue note a questo mondo: quelle di mia figlia che allora manco sapevo che fosse mia.
Di quel momento ricordo solo lo sguardo di Eva, la luce nei suoi occhi mentre intorno a noi
rimbombava quella vocina.. Lo ricorderò finchè rimarrò in vita, dentro c’era tutto, dentro ci
ho visto il miracolo di una nuova vita, di una donna che diventa mamma, di un amore per quell’esserino che piange che va oltre la cognizione umana, dentro ci ho visto l’esatto riflesso
di tutto ciò che amo di lei e se possibile l’ho amata ancora di più.
Ma anche quel momento perfetto non è durato molto, la mia razionalità che mi aveva fatto
rinunciare a lei quando era riappaso Alex si è risvegliata, le ho lasciato un bacio sulla fronte
e sono andato alla ricerca del cuoco per dargli la notizia della nascita. Da quando l’ho trovato
a quando sono rientrato di corsa in sala parto da Eva, sinceramente ricordo solo un pugno preso
in faccia e mio padre che mi diceva che sono diventato papà. Altro fuoco d’artificio, altre luci che
sta volta hanno illuminato un pezzo del mio futuro e una corsa da Eva per darle la notizia, per
dirle che adesso qualsiasi cosa faremo la faremo in tre.
Altro sguardo che rimarrà impresso nella mia vita per sempre quando le ho detto che era figlia
nostra, uno sguardo che non rivedevo da quasi un anno, da quando a quella macchinetta erano
uscite le foto dove le avevo dichiarato il mio amore e mi aveva visto. Non so cosa ci sia dentro
ma io lo amo quello sguardo, mi da la forza di spostare montagne senza il minimo sforzo e
risaperlo mio è stato il realizzarsi di tanti sogni tutti messi insieme.
Ed ora qui su questa poltrona osservo il mio nuovo mondo dormire, con la pace nel cuore
Con la tranquillità di chi ha toccato il cielo con un dito e che sa che se vuole farlo di nuovo
Sa esattamente come deve fare. Poi dentro di me un pensiero, la voglia di dirlo ad una persona
che non c’è. Mi alzo, una carezza sulla fronte alla mamma e un bacio alla piccola che muove la
manina, come per scacciarmi, un sorriso che nasce spontaneo ed esco.
I corridoi sono bui, illuminati solo dalle luci di servizio, a quest’ora della notte tutti dormono
e le uniche luci sono quelle dei locali dove le infermiere fanno il turno di notte, ma io la strada che
mi porterà dove voglio andare la conosco molto bene, l’ho fatta spesso quando papà era ricoverato
qui per l’infarto. Mi appare la porta massiccia con su incise immagini di santi, la spingo ed entro.
Mi siedo in fondo, al centro della navata su una panca e la testa va a nascondersi tra le mani.
“Mamma hai visto cosa siamo stati capaci di creare io e Eva? Hai visto quanto è bella, quanto
Son perfette le sue manine, così piccole che potrei schiacciarle se stringessi il pugno? E quegli
Occhietti che si guardano in giro curiosi di capire cosa c’è qui fuori? Non so dirti quanto sia
Felice in questo momento, ma forse non ce n’è bisogno perché tu lo sai già, tu leggi direttamente
Nel cuore mio. In questa notte piena di silenzio e di felicità eccomi qui da te, perché sei tutto
Quello che mi manca per dire ho tutto quello che voglio, non c’è niente che manca, invece
no, mi manchi tu, ancora di più del solito perché oggi vorrei vedere i tuoi occhi illuminarsi
guardando tua nipote, vorrei sentire la tua voce cantargli una ninnananna, vorrei.. ma tu
non ci sei” Le prime lacrime inziano a scorrere, ma vengo interrotto dalla porta della cappella
che si apre, qualcun altro ha bisogno di credere in Dio o solo ritrovare qualcuno, di affidare la speranza e i suoi pensieri a loro.. Un ultimo sguardo verso quella vetrata lassù, che con le sue
luci blu mi ricordano i suoi occhi ed esco.
Rientro in camera e tu apri gli occhi mentre mi sto sedendo “dove sei stato Amore? Mi sono
Svegliata prima ma non c’eri…” poi nella luce soffusa noti i miei occhi arrossati e io non devo
dirti più nulla, hai già capito, hai già pensato a come colmare questa mia mancanza, dandomi
qualcosa su cui riversare tutto l’amore che provo per lei, mi prendi la mano, la baci e poi la
unisci a quella della piccola.. “Prima quando ci hanno chiesto il cognome si sono dimenticati
di una cosa Marco. Ti ricordi quando mi hai regalato il libro dei nomi?” annuisco ricordando
quel freddo pomeriggio in cui mi ero divertito a viziarla un po’ “bene io il nome l’ho sempre
saputo, da quando stavo sul letto in camera mia e mi accarezzavo la pancia, e in quel preciso
istante in cui la sua iniziale mi appariva nel pensiero tu aprivi la porta e mi sorridevi. Marco
se vuoi, il suo nome sarà Marta Cesaroni.”
L’altra mia mano che cerca la sua, le mie lacrime che scendono e sulle sue labbra una frase “grazie
Amore mio.”

Il pdf sta qui

La Locanda

// maggio 14th, 2009 // No Comments » // Racconti

La locanda si era ingrandita da quel primo giorno in cui era nata, erano nate nuove
stanze, era arrivata gente ed altra se ne era andata via. Adesso da quella collina
che la sovrastava, appoggiato al suo albero preferito, lui stava lì a guardarla.
Vedeva la gente che giungeva alla porta e con noncuranza l’apriva, ognuno con
un’idea in testa, chi per cercare compagnia, chi per dare un’occhiata, chi per dire
che questo valeva meno di quell’altro ostello.
Mentre queste immagini scorrevano davanti ai suoi occhi, dentro di sè pensieri
strani circolavano liberi, come i globuli che portano ossigeno. Ecco quello era un
paragone che calzava, che poteva far capire cosa significava per lui quel posto.
Si perchè nella vita ti capita di incontrare moltissime persone, ti capita di scambiarci
chiacchere, occhiate ma poche alla fine restano al tuo fianco, poche arricchiscono
davvero la tua vita. La gente abituale che passava da quella locanda era di quest’ultimo
tipo, gente speciale e un pò come i globuli portano ossigeno in giro per il corpo dando
vita, così loro davano un pò di allegria in più, un pò di consolazione nei momenti bui.
Loro erano gli Amici. Loro erano i ragazzi e le ragazze del Baretto

Per chi vuole il pdf sta qui

Una spiaggia, un’agenda, emozioni

// maggio 7th, 2009 // No Comments » // Racconti

Una spiaggia, un’agenda, emozioni

Tu sei li che passeggi sulla spiaggia e io qui appoggiato a questo moscone ti osservo, reggendo in mano la mia agenda dove appunto pezzi di una canzone che dovrebbe essere pronta per sta sera, ma che in realtà ho dentro da un po’ di tempo. E’ sempre stata lì dentro di me, dal giorno che ti ho visto il pancione, da quella dannata sera in cui mi hai detto sei incinta di lui. Il primo sentimento che mi ha invaso è stata rabbia, delusione ma poi con i giorni che passavano, con la mano appoggiata a quel pancione che cresceva, con la tua testa appoggiata alla mia spalla, mi sono sentito legato a quel piccolo essere che si formava dentro te, mi sono sentito legato alla tua fragilità, alla tua insicurezza, al tuo non essere la Eva che conoscevo che allo stesso tempo ti ha reso più debole, più umana e forse più bella. Tutto questo è capitato davanti ai miei occhi e dentro di me, le note e le parole hanno pian piano preso forma da sole ed ora vedranno la luce.

Quando ti addormenterai
con gli occhi chiusi
i pugni quasi
Sognerai quel che vedrai
i suoi sorrisi
rossi e accesi
Una melodia che sale su
fin dove sei

Guardo le dita dei tuoi piedi giocare con la sabbia, la mano fissa sul pancione e lo sguardo perso nell’immensità del mare. Stai cercando le parole per dirlo a tua mamma e la cosa ti preoccupa molto perché gli occhi sono socchiusi e quella ruga è apparsa. Certo non dev’essere facile, ma per te non lo è stato mai: hai visto i tuoi separarsi, sei venuta in questa città seguendo tua madre e i suoi sogni, lasciando tutte le cose che amavi lassù, ti sei innamorata di un ragazzo che alla prima vera difficoltà se n’è andato lasciandoti un pezzo di carta ed ora ti ritrovi con un figlio di un padre che non c’è e la responsabilità di doverlo dire a tua mamma. Sai le parole sono difficili da trovare, io ci gioco per lavoro tentando di buttare in piedi delle canzoni e ogni tanto mi fermo a guardare un foglio bianco non sapendo come riempirlo. Quelli sono i momenti in cui mi alzo ed esco: vengo in posti come questo per cercare dentro di me e anche io faccio come te, fisso il mare, sperando che ad ogni onda mi arrivi qualcosa al cuore, qualcosa alla mano che regge la penna e le parole comincino ad apparire su quel foglio bianco. Stai lì Eva, respira a pieni polmoni, guarda l’onda che viene e quella che va, prima o poi succederà anche a te e allora saprai cosa dirle.

A te che non sei ancora tu
ma presto lo sarai
Ora dorme pure lei
le braccia ai fianchi
fresche e stese
Sogna te che sognerai
cuscini bianchi
come rose
Ninna nanna
che poi scende giù
fin nei tuoi sogni

Sogna. Sogni. Quante volte ho usato questa parola in questi versi, ma se non ci fossero loro che senso avrebbe la nostra vita? Da quando ci sei piccoletta, si perché per me sei una femminuccia, mi capita spesso di pensare a te. Ti vedo nei miei sogni, ti sento piangere la notte e vedo la tua mamma che con la faccia assonnata viene a prenderti per darti la pappa, ti vedo sul dondolo in braccio a lei mentre ti culla per farti dormire e quel pazzo di Walter che ti fa le boccacce perché “Un sorriso di Annitina mia vale come na champions” e come si fa a dargli torto? Ogni tanto sogno il tuo viso e mi domando se avrai gli stessi occhi della mamma, quelli che quando mi fissano mi tolgono le parole e inconsapevolmente abbasso lo sguardo. Mi domando se quando ti faranno i complimenti anche le tue guance si coloreranno, e se quando penserai anche tu giocherai nervosamente con le mani e quella ruga apparirà per magia, per scomparire nell’attimo stesso in cui smetti di pensare. Forse ti immagino troppo simile a tua mamma, ma per me saresti perfetta così.

A te che non sarai più solo tu
perchè sarete voi
Sarete voi
la vostra storia
Sarete voi
due sguardi in aria
Sarete voi
la mia memoria
Sarete voi
il mondo intorno a me

Eh si, dentro di me qualcosa mi spinge verso di voi, sarete voi le persone a cui vorrò confidare i miei segreti, sarete voi a cui sorriderò quando qualcosa mi renderà felice, come i tuoi primi passi, la prima volta che dirai mamma e io guarderò quegli occhi inumidirsi prima di sentirmi dire “Marco ma hai sentito? Ha detto mamma.” con quel sorriso speciale che ti esce a volte ed io ti prenderò in giro felice di aver condiviso anche quel momento della tua vita. Si qualcuno diceva “del doman non v’è certezza” io una ce l’ho, il mio mondo sarete voi, tutto quello che ho.

Nota: E’ un racconto scritto vedendo una scena di un telefilm che guardo, I cesaroni 3. Lo trovate anche qui in formato pdf se volete scaricarlo